Una vita da mediano| Prima puntata: Gennaro Gattuso

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Oggi presentiamo la nostra nuova rubrica: “Una vita da mediano”. L’obiettivo è descrivere le caratteristiche di un ruolo tanto fondamentale quanto poco esaltato nel mondo del calcio.

Ricorderete tutti il brano di Ligabue:

“Una vita da mediano,
a recuperar palloni,
nato senza i piedi buoni,
lavorare sui polmoni […].

Una vita da mediano,
da chi segna sempre poco,
che il pallone devi darlo,
a chi finalizza il gioco […].”

Il mediano è il giocatore che forse risalta di meno tra gli 11 in campo, quello che fa il lavoro sporco, quello che al momento del tiro la passa al compagno perché più bravo a calciare. Come anche dice la canzone “lavora sui polmoni”, il mediano conosce la sua tecnica e sa che per aiutare la squadra deve correre e dare tutto dal primo all’ultimo minuto. Insomma chi vorrebbe fare il mediano? Penso veramente in pochi, ma nella storia del calcio la presenza di questi giocatori ha contribuito in modo determinante a qualunque tipo di successo. Nel primo episodio di questa rubrica vedremo uno di quelli che sicuramente è riuscito ad essere un vincente diventando uno dei migliori interpreti nel suo ruolo, Gennaro Gattuso.

“Ringhio”

Il suo soprannome era “Ringhio”, dovuto alla sua invidiabile grinta e aggressività. Noto al mondo per la sua leadership, la sua fisicità, il suo grande spirito di sacrificio, era l’ultimo a smettere di lottare in campo. In un’intervista al Corriere affermò che il suo pallone d’oro è rubare più palloni possibili. Non era il giocatore che rubava l’occhio, ma di certo uno degli imprescindibili per ogni mister che l’ha allenato. Vediamo brevemente la sua carriera, dalla serie D con il Perugia al tetto d’Europa e del mondo.

Segue le orme del padre Franco e si avvicina subito al mondo del calcio. E’ stato prima scartato in un provino dal Bologna, poi invece è stato scelto dal Perugia, con cui esordisce in Serie B, poi il debutto nella massima serie il 22 dicembre 1996 contro il Bologna. “Rino”, però, ha il desiderio di cambiare aria e viaggiare per l’Europa così nell’aprile del 1997 approda in Scozia con un trasferimento a parametro zero, ma il Perugia non vuole lasciarlo andare ai Rangers. Prima di poter giocare in Scozia Rino è costretto a scappare dal centro sportivo umbro senza preavviso e ad aspettare addirittura due mesi per le resistenze della FIGC a concedere il transfer. Nella vicenda ai Rangers affina le sue doti da combattente interpretando sempre meglio il ruolo di mediano. Dopo un anno in cui è molto apprezzato dai sostenitori scozzesi il cambio in panchina lo porta lontano dalla Scozia. Il nuovo coach, Dick Advocaat, decide di utilizzarlo come difensore, ruolo a lui non congeniale, e in breve scoppia il dissidio che lo porta a dare l’addio ai Rangers.

Ritorno in Serie A e Milan

Nell’ottobre 1998 torna in Italia approdando alla Salernitana. Anche se la sua nuova squadra retrocede si afferma come giocatore chiave del centrocampo diventando subito un uomo mercato e, ovviamente, l’idolo dei tifosi. A notarlo subito è il Milan e nell’estate del 99 inizia l’avventura che cambierà la vita di Gattuso. In tredici fantastiche stagione nel Milan ha vinto due scudetti (2003-2004 e 2010-2011), due Champions League (2002-2003, vittoria ai rigori in finale sulla Juventus, e 2006-2007, 2-1 in finale al Liverpool), un Mondiale per club (2007, 4-2 in finale al Boca Juniors), due Supercoppe europee (2003, 1-0 al Porto e 2007, 3-1 al Siviglia) una Coppa Italia (2002-2003, 4-1 e 2-2 nella doppia finale contro la Roma) e due Supercoppe italiane (2004, 3-0 alla Lazio, e 2011, 2-1 all’Inter). Una carriera costellata di trofei e vittorie, nonostante alcuni infortuni dalla quale Gattuso si è ripreso con forza dimostrando la grinta che fa parte di lui. Il 7 Dicembre 2008, in un match contro il Catania, Rino si infortuna, ma rimane comunque in campo per tutti i 90 minuti. Due giorni dopo gli esami evidenzieranno una lesione al legamento crociato. Cinque mesi e mezzo dopo l’operazione Gattuso è già pronto a ricominciare e a lasciasi alle spalle l’infortunio. Negli anni successivi diventa anche capitano del suo Milan vincendo nel 2011 il suo secondo scudetto con i rossoneri. Una statistica che è importante ricordare sono i gol di Rino in Serie A, solo 9. In tredici stagioni rossonere Gattuso realizza solo 9 reti, ma mettendo in campo anima e corpo e trovando talvolta dei gol risultati poi decisivi. Tutti ricorderanno il suo gol all’Olimpico di Torino nella vittoria per 1-0 sulla Juventus. Negli ultimi anni al Milan gli vengono diagnosticati problemi di vista che rendono complicate le sue ultime stagioni rossonere. L’11 maggio 2012, dopo un incontro con Galliani, Gattuso ha deciso di lasciare il Milan. Le sue presenze totali in Serie A sono 368, 335 con il Milan con cui ha disputato complessivamente, coppe italiane e internazionali comprese, 468 partite. Una vera e propria bandiera del Milan che ha conquistato il cuore di tutti i tifosi.

Nazionale 

Il ct Dino Zoff l’ha fatto esordire nella Nazionale maggiore il 23 febbraio 2000 nell’amichevole di Palermo vinta 1-0 contro la Svezia. Il suo unico gol in azzurro lo segna il 15 novembre 2000, nella sua prima partita da titolare, con un gran tiro da fuori area decisivo per la vittoria nell’amichevole contro l’Inghilterra disputata allo Stadio delle Alpi di Torino. Ha partecipato a due campionati europei nel 2004 e nel 2008 e a tre mondiali, uno vinto nel 2006, e gli altri due nel 2002 e nel 2010, al termine di quest’ultimo ha chiuso la sua carriera in azzurro. Della sua avventura azzurra resta sicuramente il mondiale vinto nel 2006, che l’ha portato a essere un’icona del calcio mondiale. Il mondiale vinto lascia di Gattuso la sua enorme umiltà e il suo lato divertente visto nei momenti di gioia. Un aneddoto raccontato da Lippi su Rino è che al momento della scelta dei rigoristi Gattuso scappò in panchina e si tolse le scarpe dicendo al mister: ‘uno deve uscire, ed esco io perché Zidane non c’è più‘. Vicenda che racconta del carattere scherzoso di un Rino che mai avrebbe voluto calciare uno dei rigori consapevole delle sue non eccezionali doti dal dischetto.

Abbiamo visto un ritratto di un uomo che non ha scelto di fare il mediano, ma è il ruolo stesso che ha scelto lui. Il suo carisma, la sua “cazzimma” l’hanno portato sul tetto del mondo dimostrando che anche chi fa un ruolo impervio e poco appariscente come il suo può essere ricordato tra i grandi della storia del calcio. La non bellezza di questo ruolo calcistico dà a tutti noi un grande insegnamento di vita. Avere una “mentalità da mediano” nella vita non significa accontentarsi di lasciare le luci del palcoscenico ad altri, ma significa lottare e lavorare sui nostri obiettivi anche se non abbiamo “i piedi buoni” citando Ligabue. Significa essere concreti e non fare errori stupidi ed è quello che ha fatto “Ringhio” per una vita intera, ricordando che a volte il gol decisivo per un mondiale lo può fare anche un mediano.

 

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